Sugli Zingari

articoli, libri e film sulle tracce dei rom ai margini delle città

11 Oct, 2011
in Rassegna stampa, Testimonianze | scritto da Filippo DB

Milano: un’Angela di cent’anni vende casa ai rom

Ha 13 figli e viene dalla Puglia: «Mi ricordo bene cosa ha significato per me essere una emigrante»

Per festeggiare il suo secolo appena compiuto ha deciso non di regalarsi una casa ma di venderla. La notizia è a chi: e cioè a una famiglia rom – mamma, papà, due figli – che dopo il lungo percorso di uscita dai campi, bambini a scuola, lavoro fisso, in una parola integrazione riuscita, cercavano da anni di comprarne una scontrandosi ogni volta col solito «siamo spiacenti» che li bloccava regolarmente al momento del mutuo, o della semplice proposta di acquisto, appena saltava fuori la parola «rom». Finché hanno incontrato Angela, appunto, 13 figli e 100 anni festeggiati ieri alla Casa della Carità con la consegna dell’Ambrogino e persino un walzer ballato col vicesindaco Maria Grazia Guida: «La casa ve la vendo io», ha detto loro Angela. Tra dieci giorni, se tutto va bene, ci entreranno.
La famiglia è quella di Felicia, una donna che anni fa viveva col marito nello stesso campo di via Capo Rizzuto destinato a diventare famoso per essere stato tra i primi sgomberati. Oggi lui e lei lavorano in una cooperativa di pulizie e ristrutturazioni, con contratti a tempo indeterminato, mentre i figli frequentano la scuola elementare e studiano violino al conservatorio. «La loro ricerca di una casa da comprare – sottolinea don Massimo Mapelli della Casa della Carità – era la migliore dimostrazione di un desiderio di stabilità e di un futuro a Milano anche per i loro figli…». Sarebbe forse rimasto un sogno se don Massimo, un giorno, non avesse trovato sulla sua strada proprio Angela: un’arzilla nonnina arrivata a Milano dalla Puglia nel ’39, prima sarta poi cuoca, tuttora autonoma e in gambissima, che alla Casa della Carità è di casa da molto tempo, così come tanti altri anziani del quartiere Adriano e di via Padova i quali – dopo la diffidenza iniziale verso quel posto «pieno di zingari» – sono oggi tra i suoi più assidui frequentatori. «Mi ricordo bene – dice Angela – cosa ha significato per me essere una emigrante. Per questo quando don Massimo mi ha detto che quella famiglia cercava una casa non ho avuto dubbi e ho deciso di venderla a loro». Certo, nonostante le buste-paga regolari per il mutuo della banca c’è voluto un anno di mediazioni. Ma alla fine è andata «e questo compleanno – dice Angela – è stato veramente il più bello della mia vita».

da Corriere della Sera, 11/10/2011
di Paolo Foschini

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