Sugli Zingari

articoli, libri e film sulle tracce dei rom ai margini delle città

29 Jan, 2016
in Rassegna stampa | scritto da Germano Baldazzi

Giorno della Memoria, rom e sinti: l’altro Olocausto. “Ma tra schedature e archivi le discriminazioni proseguono anche oggi”

Il Fatto Quotidiano, 26 Gennaio 2016

di

L’OLOCAUSTO 71 ANNI DOPO – Colloquio con Giorgio Bezzecchi, consulente del Consiglio d’Europa e docente al Master di immigrazione dell’università di Pavia. Suo nonno è stato bruciato a Birkenau, i suoi genitori internati in Abruzzo, la zia è tornata da Auschwitz dopo aver subito gli esperimenti di Mengele. “E oggi siamo cittadini italiani diversi dagli altri

Giorno della Memoria, rom e sinti, l’altro Olocausto. ''Ma tra schedature e archivi le discriminazioni proseguono anche oggi''

Mi sembra di soffrire la stessa discriminazione di allora”. La voce di Giorgio Bezzecchi rallenta quando gli si chiede dellepersecuzioni della sua famiglia. Bezzecchi, consulente del Consiglio d’Europa per il programma RomAct e docente al Master di immigrazione e genere dell’Università di Pavia, è uno dei160mila rom in Italia. La sua famiglia allargata, quaranta rom harvati, vive nel piccolo campo comunale milanese di via Impastato, ai confini della stazione ferroviaria di Rogoredo. “Mio nonno, solo perché nato zingaro, nel 1941 è stato bruciato a Birkenau. Mio padre è stato portato nel campo di internamento di Tossicia, inAbruzzo. Io sono stato schedato durante la cosiddetta ‘emergenza nomadi‘ del 2008. Cosa abbiamo fatto di male? Non ho il diritto anch’io di calpestare questa terra?”.

La famiglia del presidente dell’unico museo rom di Milano, nell’estate del 1942, non è stata la sola a essere deportata in campi riservati agli zingari. “Ci dimentichiamo troppo spesso che in Italia ci sono stati oltre 50 campi di internamento. I miei genitori sono stati trasportati proprio in un lager abruzzese insieme ad altri 115 rom – continua Bezzecchi – Il nonno materno è finito a Birkenau mentre quello paterno e mia zia sono stati deportati adAuschwitz. L’unica a essere tornata è stata mia zia,mentalmente disturbata perché vittima del dottor Josef Mengele”, il medico tedesco noto per gli esperimenti sui deportati, usati come cavie.

PER PROSEGUIRE LA LETTURA DELL’ARTICOLO, COLLEGARSI A: http://www.ilfattoquotidiano.it/2016/01/26/giorno-della-memoria-rom-e-sinti-laltro-olocausto-ma-tra-schedature-e-archivi-le-discriminazioni-proseguono-anche-oggi/2406961/

 

Scrivi un commento