Sugli Zingari

articoli, libri e film sulle tracce dei rom ai margini delle città

14 Jan, 2016
in Rassegna stampa | scritto da Germano Baldazzi

Dario Fo e il pugile zingaro che sfidò Hitler

L’Avvenire, 14 gennaio 2016

Di Massimiliano Castellani
Dario Fo e il pugile zingaro che sfidò Hitler

 

 

 

 

 

L’incontro

È il prologo alla chiacchierata nella casa del premio Nobel per la letteratura Dario Fo (90 anni – il prossimo 24 marzo – e non sentirli) che presenta il suo ultimo libro Razza di zingaro (Chiarelettere, pagine 160, euro 16,90). È il romanzo ispirato alla vita straordinaria e il tragico epilogo di un martire dello sport come il pugile sinti Johann Trollmann. Parabola sportiva ed esistenziale del “ballerino” del ring che ha affascinato anche Mauro Garofalo che esce in contemporanea all’opera di Fo con un altro romanzo Alla fine di ogni cosa (Frassinelli, pagine 254, euro 18,50). Cronaca di una fine annunciata quella del pugile zingaro, nato (a Wilsche, Bassa Sassonia ne 1907) e cresciuto in Germania durante l’avvento del nazismo.

Ma prima, solo tanti momenti di gloria e una rapida ascesa agonistica che lo aveva reso l’idolo delle folle e soprattutto delle donne tedesche. Il fascinoso “Rukeli”, nomignolo che per gli appassionati di boxe era sinonimo di solidità e di potenza fisica: «Quando combatteva teneva le gambe salde a terra, picchiava duro e veloce. Per questo avevano cominciato a chiamarlo “Rukeli” », scrive Garofalo in Alla fine di ogni cosa. «Alle donne piaceva per la sua eleganza, per lo stile dell’uomo forte e sorridente mentre andava a “combattere”. Per Trollmann il pugilato era prima di tutto un gioco e non un annientamento dell’avversario del quale aveva massimo rispetto in quanto “spalla”, coprotagonista dello spettacolo», sottolinea Dario Fo. Il match più spettacolare che si ricordi nella Germania degli anni Trenta fu proprio quello tra Trollmann e Adolf Witt.

Una vittoria schiacciante del poderoso “Rukeli” vanificata da un giudice parzialissimo e dall’appoggio dei gerarchi di un altro Adolf, più potente e criminale, Hitler, che chiesero ed ottennero l’annullamento dell’incontro e del titolo nazionale. Il pubblico allora salì sul ring e osannante e incoronò il proprio eroe Trollmann, campione assoluto di umanità prima ancora che del pugilato. «Alle lacrime del loro idolo felice per la vittoria e ignaro di una simile decisione – continua Fo – tutta la gente che aveva assistito si era commossa»

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